La nostra opinione su The Hidden Lane
Vantaggi
- La sorpresa del close, il passaggio coperto: non ti aspetti un intero cortile dietro
- Facciate dipinte che tagliano di netto contro l'arenaria grigia di Glasgow
- Ingresso libero, ai margini del West End
- Corsi di ceramica, pittura, vetrate artistiche e oreficeria tenuti dagli atelier
Svantaggi
- Un giro di dieci-quindici minuti se non entri nei negozi
- Molto tranquillo, il posto non gira a pieno regime tutti i giorni
- La Hidden Lane Gallery ha chiuso a luglio 2025, anche se l'insegna è ancora al suo posto
A chi è rivolto questo luogo?
- Chi è attratto dall'artigianato e dai luoghi riconvertiti
- Fotografi in cerca di colore in una città di pietra
- Visitatori del West End in cerca di una sosta breve tra due tappe
Una sosta breve, ma vale la deviazione anche solo per la sorpresa. Incastralo in una giornata nel West End invece di trattarlo come una meta a sé stante.
Proprio a sinistra del close (a Glasgow si chiama così il passaggio coperto che attraversa un palazzo da parte a parte) c’è un vecchio cartello dipinto che nessuno guarda: Funeral Directors. Motor Hirers. Monumental Sculptors. Due dei tre li decifri ancora al volo anche con un inglese scolastico, impresa di pompe funebri e scultori di monumenti funerari. Quello in mezzo è uscito dall’inglese di tutti i giorni, e si rivela essere la chiave dell’intero luogo. Ci siamo passati davanti due volte senza prestargli attenzione, ed è solo tornati a casa, rivedendo le foto, che mi sono reso conto che la risposta era stata davanti a noi tutto il tempo.
Perché la domanda che ci siamo posti entrando era questa: perché questo close è così largo?
Bene, partiamo dall’inizio. The Hidden Lane, al 1103 di Argyle Street a Finnieston, non era affatto nel programma per la nostra giornata del 14 agosto. Stavamo visitando il lato ovest di Glasgow e cercavamo due o tre cose in più nei dintorni. L’amica di Caroline ce ne ha parlato (è lei che ci ha mostrato l’intera città, a dire il vero), e dato che era sulla nostra strada abbiamo pensato, va bene, cinque minuti.
Un close sotto un tenement, e un intero villaggio dietro
Quello che ti prende per primo è l’ingresso. Da Argyle Street vedi solo l’imbocco nero di un close incastrato tra un Subway, la catena di panini, e un negozio di alcolici dalla facciata rosa (GG Brothers, “EST. 1984”, non puoi perdertelo). Sopra, un cartello con ogni lettera di un colore diverso: 1103 THE HIDDEN LANE. E dietro, un lungo passaggio sotto il tenement (il caseggiato in arenaria tipico delle città scozzesi, appartamenti di buon livello su quattro o cinque piani), abbastanza largo da farci passare le auto. All’epoca l’ho definito una mini strada sotto un edificio, ed è più o meno quello che è.
Poi esci dall’altra parte e, no, non ti aspetti un villaggio dentro la città. È un cortile con viuzze che si diramano, capanni dipinti, case colorate, laboratori che si affacciano direttamente sul selciato. Non un concept store calato in una via dello shopping: un intero pezzo di città, nascosto dietro un ingresso davanti al quale saresti passato dritto.
Cosa c’era al 1103 prima degli artisti
Quindi, la larghezza. Non è un vezzo dell’architetto, è il mestiere che il posto faceva. Il 1103 di Argyle Street era il garage dei carri funebri e delle limousine dell’impresa di pompe funebri del quartiere. Il passaggio non è mai stato costruito per chi va a piedi, ma per far entrare e uscire i veicoli, ed è rimasto esattamente com’era.
E quel cartello fantasma dell’inizio, quello che ho fotografato senza sapere cosa avessi in mano: è la stessa ditta. Motor Hirers vuol dire noleggiare auto con autista, quindi le limousine che componevano il corteo funebre. Monumental Sculptors è il laboratorio che tagliava le lapidi. Il che significa che l’intero mestiere stava su trenta metri di strada: l’ufficio davanti, il piazzale dove si tagliava la pietra e le auto in fondo alla corte. Saperlo, e poi guardare cosa c’è oggi, dà davvero un po’ di vertigine.
Più in generale, questa è una back court vittoriana ancora in piedi. Se sei cresciuto in una città scozzese sai benissimo cos’è una back court e non serve che te lo spieghi. Per noi no: è la corte di servizio sul retro di un isolato di tenements, quella dove si stendeva il bucato e giocavano i bambini. E chi c’è cresciuto ricorda soprattutto che le hanno sgomberate, il che è esattamente il punto: a Glasgow sono sparite quasi tutte. Il passaggio all’arte è recente. Joe Mulholland, ex avvocato e giornalista, ha sviluppato il posto, e la sua galleria ha aperto qui a novembre 2009. Oggi l’insieme rivendica più di cento atelier, distribuiti tra il 1103 e tre indirizzi vicini su Argyle Street (1079, 1083 e 1069 per The Hive).
Il dettaglio che mi ha fatto sorridere quando ho rivisto le foto: le targhe sulle porte in fondo dicono ancora Argyle Court. La corte non ha mai cambiato nome, solo mestiere.
Il contrasto è tutto
Prima il contesto. Fuori, Glasgow è arenaria, pietra e grigio, sotto un cielo che non aiuta. È una città che trovo bella per la sua tristezza, e lo intendo come un complimento (mi hanno detto che è formulato male; la mantengo lo stesso).
Qui dentro si ribalta tutto. Porte di ogni colore, muri di ogni colore, e perfino gli stipiti di porte e finestre ridipinti per il tocco in più. Verde mare, giallo, blu, arancione, bordeaux, uno accanto all’altro, festoni tesi sopra la testa, una panchina dipinta davanti a ogni laboratorio. Piante ovunque, quadri, vestiti appesi fuori, tutto il disordine di chi fabbrica cose.
Ed è il filo conduttore di tutto il nostro viaggio in Scozia: il fuori viene spezzato dal dentro. Lo vedi nei pub, lo vedi nei ristoranti, e qui lo ritrovi su un sito intero. Il bello è che ti basta alzare lo sguardo sopra i capanni dipinti per ritrovare il tenement di arenaria grigia che sta lì dietro. Le due Glasgow in una sola inquadratura.
Chi lavora qui, e cosa ci trovi
Non abbiamo fatto un inventario completo, ma ci siamo imbattuti in antiquari, gente che dipinge e più in generale gente che lavora con le mani. Nel cortile c’è anche un angolo cibo, con panche da picnic, un chiosco di tacos e un negozio di dischi.
Alcuni nomi che ci siamo annotati sul posto, dalla bacheca dell’unità 28: The Sirens Cave, che vende cristalli, pietre e cianfrusaglie di mare, tarocchi, Spin Pottery, Bubblegum Kitschville, un negozio vintage RAG & BONE con un carretto rosso di piante parcheggiato davanti, e una gioielleria, Shona Jewellery. Gli atelier tengono anche corsi di ceramica, pittura, vetrate artistiche e oreficeria, che è probabilmente il modo migliore per vivere il posto come si deve se hai più di dieci minuti.
Una cosa da sapere per non venire a vuoto: la Hidden Lane Gallery ha chiuso a luglio 2025. L’insegna è ancora al suo posto e si vede benissimo nelle nostre foto, ma l’unità adesso è l’ufficio di The Hidden Lane e The Hive. Non presentarti aspettandoti una mostra.
Cosa ne abbiamo pensato davvero
Te lo dico chiaro, perché non ha senso venderti il posto per più di quello che è. Quando siamo passati era molto tranquillo, nessuna folla, il che è piacevole di per sé ma ti dice anche che il posto non gira a pieno regime tutti i giorni. Siamo rimasti dieci, quindici minuti. Abbastanza per un giro, e perché Caroline curiosasse in due o tre negozi (non ha comprato niente, per una volta).
E personalmente, quel tipo di arte non mi prende molto. Caroline di più: questo è un posto che è piaciuto a lei, chiaramente più che a me. Quindi se cerchi una rivelazione artistica, probabilmente non è qui che ti aspetta.
Ti ci manderei lo stesso, senza esitare, e per un motivo preciso: quello che vale la deviazione è la sorpresa, non quello che c’è nei negozi. Quel varco tra due vetrine qualunque di Argyle Street, e quello che ci sta dietro. Che Glasgow faccia il grigio e il serio meglio di chiunque altro lo sai già, quindi la parte interessante non è che lo faccia, è quello che si tiene sul retro. Prendilo come una tappa dentro una giornata nel West End e non come una meta a sé, e ne uscirai contento.
L’abbiamo fatto lo stesso giorno del campus universitario, a un quarto d’ora di distanza e su tutt’altro registro:
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E se stai pianificando il resto della città, abbiamo messo l’intero soggiorno, sia le visite che gli indirizzi da non perdere, nella nostra guida completa a Glasgow.
PS: sono passato davanti a quel cartello delle pompe funebri due volte, andata e ritorno, senza leggerlo. È stato mettendo in ordine le foto quella sera che il posto mi ha finalmente raccontato la sua storia. Morale: fotografa i muri brutti, di solito sono quelli che hanno qualcosa da dire.